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2016 – Triumph

IL termine T r i o n f o ha già in sè tutto uno spaccato relazionale con la Morte. Immediatamente siamo propensi a pensare all’iconografia ed al suo potere distruttivo, come identificazione chiara di tale simbolo. La comparsa del macabro risale solo al 1260 circa, con la vicenda mostrata nel Duomo di Atri, dei tre vivi e dei tre morti, che richiama in fondo la consapevolezza da parte dell’uomo del deterioramento fisico del corpo. E così i morti ridono dello stupore dei vivi, e come memento mori fissano sulla mente dei vivi ci che rimane degli interessi materiali e dei futili desideri terreni.

A partire dal Trecento compare la personificazione della morte distruttiva alla pari del Signore Tempo che scorre nell’affresco di Buffalmacco nel Camposanto pisano. Nel Trionfo della morte del Sacro Speco di subiaco, la morte viene mostrata come uno scheletro privo di ali dai lunghi capelli, diviene donna e brandisce la spada e la falce e si scaglia sugli uomini cavalcando un destriero bianco. L’esempio che pi risulta vicino a noi il Trionfo della morte conservato a Palazzo Abatellis, dove la figura del cavaliere scheletro a cavallo, irrompe in un giardino abitato da uomini e donne e senza pietà non fa distinzione di classe sociale. ll suo manifestarsi grottesco, ora accentua ora smorza le differenze sociali, l’idea del deteriorarsi dei beni terreni, ne diventa una problematica morale, spirituale forte, non più importante solamente andare in Paradiso , ma quanto il ricordo di ciò che abbiamo fatto e di chi siamo stati. Un tempo le cripte delle chiese erano, per le maestranze che le abitavano, dimore anche da morti, erano garanzia di seppellimento, erano certezza di continuare a abitare precisamente nel luogo dove erano stati, erano sicurezza di essere ricordati, visti, pregati. Si voleva perpetuare il ricordo e le fattezze fisiche di quello che si era stati. Del resto non era la mummificazione forse un processo che cercava di rendere immortale l’aspetto di ogni individuo. Non forse questo che spinse proprio a Palermo Salafia a trovare nuovi metodi per lasciare inalterato l’aspetto di Rosalia Lombardo. Del resto il terreno palermitano era ben fertile per operare questi metodi, poichè il rapporto tra i vivi ed i morti sta alla base della nostra stessa cultura siciliana. Ma in questa rassegna il colatoio della cripta di Santa aria del Piliere non vuole essere un luogo dove la Morte sia solamente un’immagine da ricopiare ma, tingendosi di nuova Vita, vuole permettere a diversi artisti di esprimere quello che oggi essa stessa diventata, le evoluzioni che essa ha subito nella mentalità comune, nel contemporaneo, nell’immediatezza dei giorni. La rassegna espositiva Triumph vedrà ogni mese l’esposizione di una singola opera che per ogni artista contemporaneo risulterà una sfida e un approccio del tutto personale al tema dell’eterno riposo. Solo così possiamo rimembrare la visione di ciò che eravamo, di ciò che siamo, ridonando dignità alla morte stessa, che come la vita, è una faccia della stessa medaglia dell’esistere.

Pamela Bono – Pensieri d’Artista – Chiara Polizzi

L’Accidia considerata il male di questo tempo, definita da San Tommaso d’Aquino: “Un Disgusto per il bene spirituale e interiore da togliere la volontà di agire.” Uno dei sette peccati capitali sarà il punto di partenza per rintracciare l’estremo smarrimento dell’essere umano, il quale viene condotto ad una lenta fine e l’incapacità dello stesso di agire e di proiettarsi avanti per riconoscere il suo punto di fuga, lo trascina verso l’oblio, quindi alla morte. Così un individuo, come si orienta senza punto focale? Il mancato obiettivo quotidiano e il sottrarsi volutamente alla luce del giorno e alla vita in genere portano nell’uomo un malessere interiore che spegne i moti dell’anima, accompagna l’individuo ad una perdita di coscienza del proprio sè . Non si tratta della Morte a cavallo, palesemente trionfale, apocalittica che spadroneggia e punisce, colei che antepone la vita eterna. Si tratta della morte dell’io, la Morte che ti avviluppa lentamente fino a renderti incapace di reagire alla vita Il continuo procrastinare e il totale abbandono di se stessi

ed espongono l’uomo inerme al logorio dal tempo. In questo caso, la Morte chiamata in causa è individuata in una sagoma scheletrica che, chinatasi in avanti, sta quasi per sussurrare all orecchio di una donna, la sua dipartita. La donna greve, appassita  ha avuto solo le forze per trascinarsi pesantemente all’interno di una vita amorfa, senza preoccuparsi della sua caducità , sorprendendosi appena dell’arrivo della sua ora. ”