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2014 – Tapestry

TAPESTRY mostra personale di Chiara Polizzi  testo critico a cura di Virginia Glorioso.

“Tutto ciò che di noi si può immaginare è realmente possibile,

ancorché non sia vero per noi.

Che per noi non sia vero, gli altri se ne ridono.

È vero per loro.

Tanto vero, che può anche capitare che gli altri,

se non vi tenete forte alla realtà che per vostro conto vi siete data,

possono indurvi a riconoscere che più vera della vostra stessa realtà è quella che vi danno loro”.

(Luigi Pirandello, Uno nessuno e centomila, 1925)

Come si può guardare oltre l’aspetto superficiale, se giorno dopo giorno ci uniformiamo alla tappezzeria del nostro divano? Ognuno di noi, in questa società, sembra rivestire un ruolo prestabilito, un ruolo che annulla ogni peculiarità in favore di una omologazione che ci porta a perdere il nostro essere più intimo. Non sempre riusciamo ad essere noi stessi, a toglierci la maschera che ci è stata da altri imposta. Ma a volte si tenta di superare queste limitazioni, un po’ per rabbia, un po’ per stanchezza o chissà per quale altra ragione si senta il necessario bisogno di presentarsi come realmente si è. Senza maschera.

L’impellente necessità di mostrarsi diversamente da ciò che la gente s’immagina, rigenera, da la forza di travalicare le etichette che ci vengono affibbiate, ma se da un lato diventa principio di vitalità dall’altro apre un valico di sofferenza. Riuscirà chi ci circonda a cogliere ciò che realmente vogliamo mostrare di noi? O ancora una volta ci identificherà con ciò che gli è più congeniale?. Non c’è soluzione. Rimane solo la possibilità di rischiare.

È la lotta di una vita. Di ogni vita. Chi più chi meno si è trovato a dover uscire dal proprio mondo per affermarsi, tentando di staccarsi da quella tappezzeria che circonda il nostro quotidiano e che attimo dopo attimo porta alla nostra scomparsa o ad accontentarsi nell’identificarsi in Lei.

Chiara Polizzi, attraverso le sue tele, affronta il tema del doppio pirandelliano, riflette su come la società, la politica, la cultura, il contesto familiare tenda spesso ad inglobare ognuno di noi, trasformandoci lentamente in una microscopica particella di un tutto indistinto.

La sua pittura è forte, aggressiva, graffiante, ma al contempo velata e disomogenea. I suoi soggetti, a lei molto cari, la raccontano e la celebrano per come lei ha voluto. Ognuno di loro grida al mondo chi veramente sono. Spogliati dalla maschera imposta, non hanno più nulla da temere, e mostrandosi nudi al mondo possono finalmente imporsi per quello che sono, con i loro punti di forza e le loro sincere imperfezioni. Smettono, insomma, di essere personaggio per tornare ad essere persona.

La giovane artista utilizza il tema del ritratto per svelare i segreti che dietro ogni porzione del viso si celano. Volti irruenti, docili, spenti, curiosi che si mescolano allo sfondo, diventando un tutto impercettibile. Costruendo un gioco tra figura e sfondo che destabilizza chi osserva e che lo porta a non riconoscere più il soggetto predominante da tutto il resto. È un gioco di colori, di texturebaroccheggianti, graffi e pennellate con i quali vuole svelare i piccoli misteri che ognuno di noi porta con sé.

Le opere di Chiara Polizzi, dunque, pongono l’attenzione su una ricerca coraggiosa e forse irrisolvibile, ma di sicuro, attraverso queste, tenta di abolire la sua maschera, per mostrarsi, finalmente, per quello che sinceramente è.